Secondo la leggenda i suoi discepoli rubarono
il corpo del Maestro e lo imbarcarono in una nave senza equipaggio,
o per meglio dire fornita di un angelico equipaggio. Sette giorni
dopo la partenza giunsero alla foce del fiume Ulla, già in
Galizia. Una volta approdati, i discepoli incontrarono seri problemi
per seppellire il corpo del loro Maestro, a causa della Regina Lupa,
ma soprattutto del Re Duyo, nemico dichiarato del cristianesimo. Dopo
una serie di fatti miracolosi, la Regina Lupa si convertì al
cristianesimo e l'Apostolo fu sepolto nel luogo che successivamente
vedrà la nascita della città di Santiago.
Dice la tradizione che un eremita di nome
Pelagio (uomo del mare), che viveva in un luogo chiamato Solovio (attualmente
sede della chiesa di San Fiz de Solovio, nell'attuale Santiago de
Compostela), osservò durante numerose notti, nel bosco di Libredón,
delle luci nel cielo, simili a stelle cadenti, che rischiaravano un
punto preciso del bosco (anno 813).
Quella stella rivelatrice, artefice del
ritrovamento della tomba di San Giacomo, diventerà un'altro
dei simboli legati all'Apostolo ed al suo culto. Ma non si trattò
di una semplice pioggia di stelle, la rotta del Cammino di Santiago
è impressa da sempre nella volta celeste ed è nota col
nome di Via Lattea. Per questo motivo, il cammino che porta alla città
di Santiago è detto anche CAMMINO DELLE STELLE
Pelagio, impressionato dalle visioni, si
presentò a Teodomiro, vescovo della diocesi di Iria Flavia,
per comunicargli il ritrovamento. Il vescovo di fronte alle insistenze
di Pelagio, riunì un piccolo seguito e si diresse immediatamente
al Libredón. Nel mezzo del bosco egli stesso fu testimone del
miracoloso fenomeno descritto dall'eremita. Una gran luce illuminava
il luogo dove rinvennero, tra la fitta vegetazione, il sepolcro di
pietra contenente tre corpi, identificati come quello di Giacomo il
Maggiore e dei suoi due discepoli Teodoro e Attanasio. Il primo documento
che descrive con dovizia di particolari il ritrovamento, è
la Concordia de Antealtares, del 1077.
Teodomiro avvisò immediatamente il
re Alfonso II, che giunse rapidamente da Oviedo per visitare il luogo
e constatare il miracoloso ritrovamento. Sopra la tomba il re delle
Asturie Alfonso II il Casto (791-842) fece innalzare la prima modesta
basilica, segno della venerazione di cui il potere laico voleva circondare
il corpo dell'Apostolo. Alfonso III il Grande (866-912) la ricostruì
in marmo e trasferì a Compostela il seggio episcopale che prima
era a Iria.
Il re confidava nel cristianesimo come elemento unificatore contro
l'Islam, e capì che le reliquie dell'Apostolo avrebbero costituito
un poderoso strumento politico e religioso che avrebbe rafforzato
la chiesa asturico-galaica nei confronti degli attacchi arabi e dell'espansionismo
carolingio.
Non è difficile cercare una spiegazione
di tale fervore. Senza dubbio i re cristiani del nord della Spagna
hanno, dopo il IX secolo, usato il patronato dell'apostolo come simbolo
dell'unità cristiana nella lotta contro i musulmani, mentre
gli ordini religiosi e in particolare Cluny, hanno messo a disposizione
del pellegrinaggio la loro influenza e una parte delle loro immense
risorse. Santiago simboleggia la reconquista della Spagna sui mori:
croce contro mezzaluna, Cristo contro Maometto. Nonostante che il
flusso e il riflusso degli infedeli abbia alternativamente sommerso
e liberato la Spagna per molti secoli, è soprattutto durante
l'XI e il XII secolo che esplode questo movimento di reconquista.
Questa crociata fu posta sotto il segno di un santo e si scelse san
Giacomo, anche perchè secondo la leggenda avrebbe evangelizzato
la Spagna e nell'844, a Clavijo, mentre don Ramire combatteva i saraceni,
sarebbe apparso, spada alla mano, cavalcando un cavallo bianco: il
figlio del tuono avrebbe letteralmente sconvolto e messo in fuga gli
arabi. San Giacomo divenne allora il Matamoro, lo sgominatore dei
mori.
Da allora sarà testimone delle più
importanti battaglie della Riconquista. Poco a poco i cristiani recuperarono
i loro domini e convertirono Compostela nel punto focale di rinascita
spirituale del regno asturico-leonese. La città col tempo finì
col rivaleggiare con Roma e Gerusalemme in quanto a potere di attrazione,
diventando il maggior centro di peregrinazione di tutta la cristianità.
Nel Medio Evo, i principali promotori delle
peregrinazioni furono i monaci del potente ordine di Cluny. I pellegrinaggi
partivano da tutti i punti d'Europa ed incluso dall'Oriente, ma fu
nell'XI secolo, quando i re Sancho il Maggiore di Navarra e Alfonso
VI di León tracciarono il Cammino Francese, che il fenomeno
del pellegrinaggio assunse grandi proporzioni.
Il cammino fu tracciato utilizzando fondamentalmente
le antiche vie romane che univano i differenti punti della Penisola.
Di fronte all'impressionante afflusso di gente, si vide la necessità
di dotare il Cammino dell'infrastruttura necessaria per fornire sostegno
ai pellegrini; così furono costruiti ostelli, edificati ospedali
e cimiteri, si crearono ponti, si fondarono chiese, monasteri e abbazie
e, quel che è più importante, furono fondati lungo la
rotta un'infinità di piccoli paesi, che costituiscono un'eredità
storica ed artistica di immenso valore.
In quello stesso secolo, un prete francese,
Aymeric Picaud, rese noto un libro chiamato Codex Calixtinus (è
assai dubbio che egli ne fosse l'autore), in cui già si descrive
il cammino francese e si forniscono un'infinità di consigli
per percorrerlo. Si tratta senza dubbio della prima guida turistica
dell'umanità. La Guida era stata redatta tra 1130 e 1135 dall'ambiente
religioso cluniacense.
L'operetta era opera del chierico di Parthenay-le-Vieux,
nel Poitou a nome Aimery Picaud ed era la quinta parte del più
vasto Liber Sancti Jacobi (Libro di S. Giacomo): mentre le prime quattro
parti erano dedicate a celebrare le gesta dell'apostolo Giacomo Maggiore
nella quinta si poteva consultare una precisa descrizione dei percorsi
che dalla Francia conducevano al celebre santuario spagnolo nel
limite ultimo della Galizia presso Capo Finisterre.
L'autore stesso, prevedendo le difficoltà che i viandanti avrebbero
incontrato inoltrandosi in terre ancora sconosciute, dopo una personale
ricognizione a cavallo aveva steso questa guida tanto ricca di particolari
da poter sembrare un itinerario turistico: bisogna invece star ben
attenti a non conferire questa limitazione moderna al lavoro perchè
la Guida è soprattutto una Guida spirituale, il disegno di
un Itinerario Santo che conduceva santi pellegrini al luogo spirituale
per eccellenza, appunto Santiago de Compostela dopo aver obbligatoriamente
disegnato un percorso entro cui tutte le tappe di avvicinamento, caratterizzate
dalla visita ad altri importanti Santuari, costituivano momenti essenziali
di un più esteso processo di purificazione che raggiungeva
appunto il suo acme nel sublime momento della visita a Santiago.
Il primo tragitto della Guida riguardava
il percorso che avrebbero dovuto fare i pellegrini che fossero giunti
dalla valle del Rodano e naturalmente dall'Italia. La prima tappa
del primo tragitto per Santiago in territorio francese era la città
di Arles. Nella cattedrale, celebre per lo splendido portale
si custodivano i resti di S. Trofimo evangelizzatore della Provenza
oltre che primo vescovo della città e quelle di S. Cesario
suo successore nel IV sec. ed autore di importanti testi sacri. Ai
margini della città si potevano poi visitare gli Aliscamps
che nel ricordo collettivo e tradizionale erano noti come Campi Elisi
in quanto vi si vedeva ancora una grande necropoli romana su cui,
per processo di interazione tra paganesimo e cristianità o
se vogliamo di soprapposizione culturale, era sorto un cimitero cristiano.
La sosta successiva di questo primo tragitto
citato dalla Guida verso Santiago de Compostela era a poche miglia
da Arles, al limite della selvaggia area della Camargue, presso il
santuario di Sant-Gilles: narrava la leggenda che fosse stato eretto
da Wamba re dei Goti stupefatto dalla santità dell'eremita
Egidio qui ritiratosi in vita ascetica e capace di ammansire gli animali
più feroci. In seguito S. Egidio sarebbe divenuto abate del
convento ove sarebbe morto ottuagenario nel 720. Secondo la Guida
il suo corpo miracolosamente non avrebbe conosciuto gli orrori della
decomposizione e sarebbe rimasto intatto: per questo il sarcofago
in cui se ne conservavano i resti divenne oggetto di una profonda
venerazione.
Da Saint-Gilles si giungeva in prossimità
di Saint-Guilhem. Qui in località Gelonne, in una gola racchiusa
fra calanchi calcarei, Guglielmo Conte di Tolosa e sostenitore di
Carlo Magno aveva fatto erigere un'abbazia benedettina dove da secoli
ormai si custodiva il suo corpo.
Procedendo verso Narbonne al Capo d'Agde
ove sarebbe sorta un'antica Stazione Romana lungo la Via Domitia:
qui ogni pellegrino non avrebbe potuto far a meno di venerare i protomartiri
cristiani Tiberio, Modesto e Fiorenzo vittime di una persecuzione
dei tempi di Diocleziano. Dalla costa ove avrebbero patito il supplizio
i corpi di tali eroi cristiani sarebbero poi stati condotti fin a
questa località, che dal più celebre fra loro avrebbe
preso nome di Saint-Thibery.
Prima di valicare i Pirenei ed entrare in Spagna un'importante sosta
spirituale era d'obbligo a Tolosa, sulle rive della Garonna, città
fondata dai Celti ma poi colonizzata e resa importante (dal 106 a.C.)
ad opera dei Romani. La Guida invitava i pellegrini ad entrare nell'importante
basilica ove si custodiva il corpo di S. Saturnino, primo vescovo
della città, che tanto si adoperò per diffondere il
cristianesimo oltre la catena dei Pirenei.
Anche egli fu martirizzato ed in modo spaventoso. Sarebbe stato legato
e fatto trascinare da un toro, quindi sarebbe stato gettato dall'alto
del Palazzo di Tolosa (ove ancora si veneravano gli Dei pagani) a
sfracellarsi su una pietra miliare sottostante.
Il Secondo Itinerario segnato dalla Guida
era la strada percorsa dai pellegrini che giungevano dalla Renania
e dalla Borgogna: il viaggio iniziava in un paesaggio sconvolgente
tra picchi vulcanici e procedeva verso le terre aspre d'Alvernia sin
a raggiungere Moissac e quindi toccare la Garonna per proseguire verso
Ostabat.
L'estensore della Guida si preoccupava soprattutto di siti in cui
si conservassero Reliquie e Tombe di Martiri: questo spiega l'apparente
dimenticanza di Le-Puy e Moissac a tutto vantaggio di Conques nella
cui Abbazia si conservavano i resti di Sante Foy la giovinetta di
Agen che, coi fratelli, sarebbe stata vittima delle persecuzioni di
Diocleziano. Da Agen a Conques corrono 36 leghe: l'autore della Guida
un pò genericamente sosteneva che il corpo della fanciulla
era stato sepolto in un sito della Valle di Conques ma in realtà
nell'Abbazia di Conques la reliquia fu portata dai monaci per rendere
ancora più celebre la loro abbazia peraltro fondata direttamente
da Carlo Magno: l'enorme tesoro della chiesa e la grande venerazione
fu prova nei secoli del fascino spirituale esercitato sui viandanti
dall'abbazia di Conques.
Tale percorso era seguito da chi giungeva dalla Germania o dalle regioni
della Lorena e della Champagne.
A Vezelay, villaggio collinare della Borgogna
ai limiti della selva del Morvan, sorgeva l'illustre Chiesa abbaziale
di Sante-Madeleine, uno dei luoghi più venerati della Francia
medievale.
Si voleva che qui sorgesse la sepoltura della Maddalena: secondo l'estensore
della Guida verso Santiago la peccatrice pentita Maria di Magdala
dopo l'Ascensione da Gerusalemme avrebbe raggiunto il porto di Marsiglia
e prima di morire ad Aix sarebbe vissuta dedicandosi alla preghiera
nascosta fra i boschi della Provenza. Una posteriore traslazione avrebbe
portato il suo corpo a Vezelay nello stesso periodo in cui sarebbero
state portate nell'Abbazia di Autun le supposte spoglie di San Lazzaro:
nella Borgogna si trovavano così ad esser oggetto di culto
due fra i personaggi più intimi ed amici del Cristo.
Il cammino proseguiva quindi per Sainti-Leonard
de Noblat nel Limosino, giungendovi attraverso le regioni del Berry
e delle Marche.
Notre-Dame Sous les Arbres si trovava in un'area tra i corsi fluviali
della Vienne e del Tauron, limitata dalle propaggini delle alture
d'Alvernia e dell'Ambrazac dove viveva in isolamento il giovane Leonardo,
di nobile famiglia, che a Reims era stato discepolo di S. Remigio.
Egli aveva contribuito a cristianizzare l'Aquitania ed in seguito
aveva deciso di condurre solitaria e religiosa esistenza in questi
luoghi disabitati. Era il Santo dei carcerati e dei prigionieri: gli
erano riconosciute miracolose qualità curative come testimoniavano
le catene, i cippi, le gogne, gli strumenti di tortura quali ex-voto
appesi alle pareti della basilica.
Dal territorio di Limoges si giungeva quindi
a Perigueux città sorta sui resti della romana Vesomna. La
visita obbligatoria riguardava la Cattedrale ove pregare S. Frontone
evangelizzatore delle Gallie. Secondo la tradizione questo Santo aveva
il dono di allontanare terribili draghi come sarebbe avvenuto a Perigueux,
a Neuilly en Soissonais e quindi a Lalinde nella valle della Dordogna.
Abbandonato l'agro di Perigord si accedeva quindi al territorio della
Guienna, della Guascogna ed ancora del Bearn.
A Tours si radunavano i viandanti di fede
provenienti da Parigi e dalle zone centro-settentrionali della Francia.
L'estensore della Guida per Santiago doveva conoscerlo assai bene
poiché la parrocchia di Parthenay-le-Vieux era ben prossima
a Poitiers.
Egli consigliava di far un passo indietro sin ad Orleans ad onorare
i resti di Sain-Euverte e quindi soffermarsi in Cattedrale dinanzi
al celebre frammento della Croce che vi sarebbe stato custodito. In
Tours era invece conservato, intatto, nella Basilica il Corpo di S.
Martino, il legionario di Roma divenuto vescovo della città
nel IV secolo.
Il suo nome era legato alla leggenda del mantello donato al viandanta
ed era particolarmente venerato in ambiente rurale e contadino ritenendosi
che avesse il potere di fermare i serpenti e le tempeste. A Tours
era celebrato in diversi periodi: l'11 novembre in occasione del ciclo
santoriale, il 12 maggio in memoria della liberazione della città
da un'invasione normanna nell'840, il 13 dicembre per ricordare che
in tal giorno il suo corpo era stato traslato a Tours dopo un periodo
d'esilio ad Auxerre per ragioni di sicurezza.
Risalendo il corso della Vienne si giungeva
quindi a Poitiers dove c'era da rendere omaggio a S. Ilario, vescovo
e confessore impegnato a combattere in Gallia l'eresia del prete Ario.
Da Poitiers il cammino volgeva verso la Saintonge: a Saint-Jean-d'Angely
i pellegrini avevano da visitare la chiesa del Battista: la testa
di questo, mozzata nel supplizio, vi sarebbe stata portata sin dalla
Palestina. L'autore della Guida mostrava di non avere alcun dubbio
su questo improbabilissimo resoconto. Lo stesso estensore della Guida
registrava sorprendenti ed incredibili considerazioni religiose ed
agiografiche per la base di Saintes la città sulla Charente
ove, senza alcun riguardo della cronologia storica, un discepolo di
S. Dionigi e di S. Paolo, cioè S. Eutropio avrebbe svolto il
suo Magistero Vescovile.
Procedendo la Guida indicava che a Bayle
si trovava la tomba del Paladino Orlando eroe carolingio della lotta
contro gli Arabi invasori. Nelle prossimità di Belin si sarebbero
invece trovate le sepolture di tutti gli altri eroi di Roncisvalle
cioè dei paladini della retroguardia dell'armata di Carlo Magno
lì morti per intercettare e fermare l'avanzata degli Arabi.
A Bordeaux nella Cattedrale era invece da visitare la tomba di S.
Severino. Si trattava di un nobile dell'Aquitania, divenuto poi vescovo
di Colonia,: tornato a Bordeaux avrebbe compiuto il miracolo di oscurare
di giorno il cielo allo scopo di liberare gli abitanti da un assedio
di Goti.
Ad Ostabat era il punto in cui confluivano
tutti i percorsi francesi per accedere alle Spagne: da tale località
si sarebbe sostanzialmente percorso un solo cammino.
Per valicare i Pirenei quanti giungevano da Tolosa si imbattevano
in Oloron-Sainte-Marie, roccaforte medievale del Bearn, incontravano
la Valle verso les Ports d'Aspe (odierna Samport=Summus Portus) ed
entravano in Aragona.
Quelli che partivano espressamente da Ostabat risalivano da Saint-Jean-le-Vieux
sin a Roncisvalle dove sorgeva un monastero ove potevano esser ospitati:
da lì sarebbero quindi penetrati in Navarra. I pellegrini malati
o più gracili prima d'affrontare la traversata pirenaica potevano
altresì ristorarsi nel sito che tuttora conserva il nome di
Hopital Saint-Blaise disposto grossomodo a metà strada fra
i punti di partenza e la santa meta.
A Puente la Reina ove le strade si congiungevano
i pellegrini dovevano superare il ponte sull'Agra, fatto edificare
da Maria la grande, onde agevolare il cammino per Santiago de Compostela.
Nel territorio di Rioja, ai limiti fra Navarra e Castiglia, ci si
doveva fermare ancora a venerare il Beato Domenico Confessore che
tra Redecilla e Najera aveva costruito un tratto viario di 7 miglia
detto La Calzada.
Il centro di Burgos smistava il traffico
dei fedeli nella ricca successione di importanti cittadine della Tierra
de Campos. La cittadina di Fromista nella Tierra de Campos era famosa
per le ampie coltivazioni di biondo frumento che le davano il nome.
A Carrion de Los Condes, località legata alle gesta dell'eroe
spagnolo per eccellenza contro gli Arabi cioè El Cid Campeador,
esisteva la Chiesa di S. Maria del Cammino.
A Sahagun i pellegrini dovevano pregare sulle tombe dei legionari
cristiani Facondo e Prudenzio.
Poi a Leon, capitale del regno medievale
che dalla capitale prendeva nome, i viandanti pregavano e veneravano
il corpo di S. Isidoro, dottore della Chiesa dell'VIII sec., qui trasportato
da Siviglia. Altre tappe del cammino erano poi Astorga (Asturica Augusta),
all'incrocio con la strada che giungeva da Merida (Emerita Augusta),
Caceres (Castra Cecilia) e Salamanca (Salamantica).
Continuando nel viaggio di avvicinamento i pellegrini, passati vicino
al monte Irago, vedevano dominare la via la grande fortezza dei Cavalieri
Templari cioè il loro formidabile maniero sulle alture di Ponferrada
sul fiume Sil.
A Villafranca del Bierzo (Bergiolum) un
soggiorno era meritevole dato che nel medioevo vi sorgeva un importante
Monastero. Si raggiungeva quindi la località di Lugo (Lucus
Augusti) caratterizzata da abbondanza di boschi: quest'ultimo particolare
e la prima parte del nome (Lucus="bosco sacro dedicato ad Augusto")
fa pensare ad un'antica sacralità pagana del luogo connessa
alla venerazione dei Boschi Sacri disseminata per la Liguria e la
Narbonese.
Da Lugo si giungeva, procedendo verso l'Atlantico,
la località di Iria Flavia e nei suoi pressi, nella zona cimiteriale
di Compostum si sarebbe rinvenuto, secondo la leggenda, il tumulo
che costituiva l'umile tomba di Giacomo Maggiore Apostolo, segnata
da una stella. Egli sarebbe morto in Palestina ma i suoi discepoli
ne avrebbero portato i resti in Spagna ricordando l'opera di cristianizzazione
da lui svolta in quella regione. Ad identificarne le spoglie, nell'830,
fu il Vescovo di Iria Flavia, Teodomiro e quindi Alfonso II delle
Asturie ne avrebbe fatto il patrono del suo Regno.
A 2 miglia da Santiago de Compostela i pellegrini
si sarebbero lavati e purificati nelle acque del Torrente lavamentula:
quindi si recavano sulla cima del monte Gozo o Monte della Gioia donde
avrebbero potuto intravedere il Santuario verso cui, dopo il lungo
cammino, avrebbero preso a correre, raggiungendo il vasto sagrato
sin a trovarsi, estasiati, davanti al Portico della Gloria donde si
accedeva al Santuario sin a poter vedere l'agognata statua di S. Giacomo
Maggiore coronando così il sogno della propria vita e sentendosi
ancor più vicini al Dio dei cristiani.
Durante il Medio Evo le peregrinazioni a
Santiago ricevettero un impulso decisivo quando il papa Callisto II
istituì l'Anno Santo Giacobeo ed il suo successore, Alessandro
III, attraverso la Bula Regis Aeterna, concesse la Grazia del Giubileo
(Indulgenza Plenaria) a chi visitasse il tempio compostelano negli
anni in cui il 25 di luglio (festa di Santiago) cadesse di domenica.
Nel XIV secolo inizia un profondo declino delle peregrinazioni, a
causa di una serie di catastrofi (soprattutto la peste nera) che caratterizzarono
il secolo, ed anche a causa di numerose guerre in cui venne coinvolto
il continente europeo. Questa decadenza si accentuò nel XVI
secolo: l'irruzione del protestantesimo e le guerre religiose ne furono
il motivo, così come l'occultamento dei resti dell'Apostolo
durante quasi 300 anni, per evitare che cadessero nelle mani dei pirati
inglesi. Questo processo involutivo culminò nel XIX secolo
con la pressochè totale scomparsa delle peregrinazioni. Commentano
le cronache che il 25 luglio del 1867 c'erano solo quaranta pellegrini
nella città di Compostela. Nel 1878 il papa Leone XIII emise
una Bolla ove confermava l'autenticità dei resti dell'Apostolo
che erano stati recuperati, questo evento fece risorgere poco a poco
le peregrinazioni.
Giacomo fu l'unico dei dodici il cui corpo, conservato sempre nello
stesso sepolcro, non subì nè spostamenti nè atti
vandalici, e questa integrità fisica, insigne privilegio del
seggio di Compostela, che non ha lasciato spazio alle pretese d'altre
chiese di possedere anche piccoli frammenti dei preziosi resti, aiuta
a sufficienza a spiegare l'eccezionale fortuna del pellegrinaggio
che si sviluppò nel medioevo attorno a questa località
della Galizia. Non si ripeterà mai a sufficienza quanto fu
viva nell'alto medioevo la coscienza di una continuità nel
cristianesimo e della trasmissione apostolica ancora così vicina
e viva: pregare alla tomba di san Giacomo era raggiungere uno dei
compagni più vicini a cristo, uno dei primi apostoli, primus
inter apostolis, così come invoca il canto di marcia dell'Ultreia
(e oltre e sopra Dio ci aiuta) e arricchirsi vicino a questo corpo
intatto di grazie abbondanti quanto Roma (luogo di sepoltura di Pietro)
e della stessa qualità storica, in ricompensa di una fatica
altrettanto impegnativa.
Il cammino ha supposto per occidente l'origine dell'europeismo, una
fonte di comunicazione e di interscambio impareggiabile. Il cammino
è stato riconosciuto dal Consiglio d'Europa come Primo Itinerario
Culturale Europeo, e nell'anno 1993 a questo itinerario xacobeo (di
Santiago) gli è stato concesso dall'UNESCO il titolo di Patrimonio
Culturale dell'Umanità.
Quanto ai percorsi, sono otto i Cammini di Santiago che entrano in
Galizia: il Cammino Francese, il Cammino Primitivo, il Cammino del
Nord, il Cammino Inglese, il Cammino di Fisterra-Muxía (cammino
di prolungamento), la Rotta Marittima di Arousa, il Cammino Portoghese
e la Via della Plata-Cammino del sud est.